Contributi
14 Gennaio 2011
di Guido Dellagiacoma
Ero tra gli organizzatori del discobus Dorothy e sostenevo con forza la sua validità. Vedevo i ragazzi contenti di questa opportunità, vedevo i genitori tranquilli e soddisfatti di non dover più accompagnare e riprendere poi i loro giovani rampolli. Eravamo convinti di avere trovato il modo di sensibilizzare nel divertimento, raggiungendo i ragazzi nei luoghi dello sballo, ma … alla fine è arrivata la sorpresa!
Nel momento di tirare le somme ed elaborare i dati che avevamo raccolto, ci siamo accorti che Dorothy era per lo più frequentato da giovanissimi che non avevano la patente e non potevano raggiungere autonomamente i luoghi di divertimento e non da persone che potevano lasciare la macchina in garage guadagnando in sicurezza ed inquinamento.
Inoltre, nonostante a bordo del pullman ci fosse la presenza di operatori che con questionari e alcoltest informavano e sensibilizzavano i ragazzi sui rischi ed i danni provocati dalle bevande alcoliche, il consumo di sostanze non diminuiva, anzi, proprio i giovanissimi consumavano alcolici in grandi quantità. Ecco alcuni valori di alcolemia riscontrati con l’alcoltest: 15 anni femmina 0,82 g/l, 15 anni maschio 2,01 g/l; 16 anni femmina 1,08 g/l, 16 anni maschio 2,65 g/l.
Avevamo quindi pensato che forse era meglio non ripetere più l’esperienza.
Quando dal giornale ho appreso che i comuni della valle di Fiemme avevano organizzato un discobus sono rimasto sorpreso: o la nostra esperienza non ha fatto scuola o i Comuni non pensano alla salute dei loro giovani ma ascoltano solo le loro richieste, giustissime, di divertimento.
Proprio in questi giorni, anche in altre località italiane si sta discutendo sull’opportunità o meno che le amministrazioni pubbliche finanzino questi tipi di interventi.
Molte volte sono gli stessi gestori dei locali che finanziano i discobus, segno che loro ci guadagnano e se ci guadagnano vuol dire che le persone consumano abbondantemente. Basta guardare i dati sopra riportati. Quindi organizzare un discobus significa promuovere lo sballo e non la salute.
Leggendo i vari giornali italiani che trattano dell’argomento ho trovato su Cronachemaceratesi.it del 2 gennaio scorso, l’articolo “SERVIZIO DISCOBUS: PRO E CONTRO” scritto dall’avvocato Giuseppe Bommarito presidente dell’associazione Onlus “Con Nicola oltre il deserto di indifferenza”, che con parole semplici e schiette descrive esattamente la situazione.
Secondo me queste considerazioni possono aiutare i nostri amministratori a riflettere sulla loro decisione e magari a riportare qualche modifica in corso d’opera.
“Spesso e volentieri proprio la possibilità di poter usufruire del rientro a casa in autobus costituisce per tanti ragazzi un incentivo in più per bere ed assumere sostanze stupefacenti sino allo sfinimento, visto che il servizio non solo elimina la possibilità di sfracellarsi contro qualche pianta, ma evita pure il rischio di incappare nelle pattuglie della Polizia Stradale munite di etilometro e di test sugli stupefacenti e pronte a ritirare patenti e a confiscare autovetture (la confisca del mezzo è prevista quando il tasso alcolemico supera il limite di 1,5 grammi per litro di sangue). E così il servizio di navetta, al di là delle oneste e sane intenzioni degli enti che organizzano l'iniziativa, pare suggerire ai ragazzi questo messaggio allucinante: fate quello che volete, bevete quanto vi pare, sballatevi a tutto spiano con le micidiali miscele di alcol e pasticche, tanto l'ente pubblico vi riporta a casa e voi non rischierete nemmeno qualche sanzione. E' educativo tutto ciò?
I ragazzi che, all'alba, sbarcano stralunati ed assonnati dal Discobus tornano a casa vivi - e di questi tempi non è poco - ma non certo sani. Provate ad aspettarli nei punti di rientro, questi ragazzi. Certo, non si può generalizzare, ma diversi di loro appaiono strafatti di alcol e droga (a volte già assunti nel viaggio di andata, visto che nessuno controlla), non si reggono neanche in piedi ed hanno sul volto i segni di uno sballo senza fine.
E' vero che il rischio dello sballo c'è anche quando non opera il servizio del bus navetta messo a disposizione dagli enti pubblici, ma forse, come ho detto sopra, anche il Discobus ha la sua parte nello stimolare il tragico fenomeno dell' ingestione smodata nel sabato notte di alcol, pasticche di ecstasy, canne, cocaina, che girano a tutto spiano nei locali della movida maceratese.
Quali possono essere i correttivi? Il primo: controlli a campione delle forze dell'ordine anche sui Discobus per verificare situazioni di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, nonché la presenza di bottiglie di alcolici (la cui vendita è vietata per legge ai minori di sedici anni), (in Trentino la vendita è vietata ai minori di 18 anni), e per sanzionare coloro che vengono rinvenuti ubriachi e/o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (ricordo infatti che l'ubriachezza in luogo pubblico o aperto al pubblico è un reato, e che l'uso di sostanze stupefacenti, pur non costituendo a sua volta reato, è sanzionato in via amministrativa). Il secondo: pretendere che, in affiancamento all'autista, magari aumentando un po' il costo del biglietto, vi sia un'altra unità lavorativa che tenga sotto controllo la situazione e segnali tempestivamente eventuali irregolarità. E, poi, un consiglio per i genitori: non aspettate a letto i vostri figli, magari dormendo, tanto siete certi che con il Discobus torneranno a casa, ma andate a prenderli ai punti di rientro e sinceratevi di persona del loro stato.
Forse l'occasione potrà essere utile per rendersi conto di situazioni colpevolmente ignorate e dei pericoli di certe forme di divertimento di fatto basate sull'incentivazione all'uso smodato di alcol e droga (in Italia l'iniziazione all'alcol, così come per le sostanze stupefacenti, avviene a soli 11 anni, e quasi la metà dei ragazzi tra gli 11 ed i 15 anni sono bevitori abituali).
In definitiva, stabilito che il Discobus non interviene sulle cause di un fenomeno tragico (lo sballo del sabato sera), ma si limita a ridurne gli effetti negativi, cerchiamo di non dimenticare tutto ciò che sta a monte e che minaccia i nostri ragazzi e di fare in modo, comunque, che gli aspetti positivi di questo importante servizio non vengano sopravanzati da pratiche assurde e controproducenti.”
Forse in valle di Fiemme la situazione non è così grave ma, prima di arrivare a tanto, sarebbe utile che tutte le amministrazioni comunali organizzino iniziative di informazione e sensibilizzazione per giovani e meno giovani, in modo che tutti possano tranquillamente riflettere sui propri comportamenti.
Posso anticipare un piccolo assaggio d’informazione che forse non tutti conoscono:
“Alcol e cancro: anche un solo bicchiere al giorno è in grado di far aumentare il rischio di cancro dal 9% al 168% a seconda dell’organo colpito….”
Guido Dellagiacoma Centro Studi e Ricerche sui Problemi Alcolcorrelati – APCAT TRENTO






